16/03/2010

Arrestato "guru" di una setta per violenza sessuale e minacce

ROMA - Era il capo della setta Re Maya, con un migliaio di adepti. Abusava sessualmente di bambine di 10-12 anni e delle loro madri e otteneva denaro con l'inganno. Tutto attraverso la sua associazione, che tra le mille finalità rivolte al sostegno delle persone in condizione di disagio - ragazzi deviati, famiglie in difficoltà, carcerati, disabili, tossicodipendenti - aveva anche quella della lotta agli abusi sui minori. Sedicente ricercatore nel campo del Dna, stuprava mamme e bambine per curare il loro karma.

Danilo Speranza, 62 anni, romano - 'guru' indiscusso del gruppo, inventore del 'destrutturatore molecolare', 'Settimo saggio'  - è stato arrestato dagli agenti della polizia municipale di Roma dell'VIII Gruppo diretto dal comandante Antonio Di Maggio. Deve rispondere di violenza sessuale, truffa aggravata, induzione a pericolo
immaginario, false dichiarazioni all'autorità giudiziaria ma rischia anche l'accusa di riduzione in schiavitù. L'uomo convinceva anche le madri ad affidare ad altre famiglie i propri figli e si faceva intestare contratti e proprietà grazie alla copertura della comunità new age Re Maya, fondatada da lui negli anni '80.  Nella sede principale della sua assiciazione in via dei Sabelli, raccontano i commercianti della zona, c'era sempre "una marea di gente".

Dalle indagini è emerso tra l'altro che Speranza tentava di accreditarsi tra associazioni islamiche di musulmani prima a Napoli e poi a Roma. Aveva contatti anche con i gruppi eversivi e del fondamentalismo
islamico, ed era in collegamento con il giornalista della stampa estera arrestato nei giorni scorsi a Milano per traffico di armi verso i Paesi islamici. Speranza è stato arrestato nel quartiere Montesacro. L'ordine di arresto è partito del Procuratore capo di Tivoli Luigi De Ficchy, che con i due pm Maria Teresa Pena e Stefania Stefania ha accolto la richiesta del gip Cecilia Angrisano. Tra le esigenze di custodia cautelare in carcere, "il tentativo di Danilo Speranza di ottenere immunità diplomatiche e contatti all'estero con la disponibilità di ingenti somme di denaro ottenute attraverso elargizioni degli adepti". Dalle testimonianze di alcuni di loro, infatti, emerge come ci sia chi ha versato fino a 80 mila euro, svuotando il conto corrente.

Le indagini sono iniziate un anno e mezzo fa, seguite alle denunce di alcune delle ragazze violentate che si sono rivolte al Comando di polizia municipale di Tor Bella Monaca e sono state seguite dal Centro antiviolenza del Comune di Roma, quest'ultimo pronto a costituirsi parte civile. Una ventina le giovanissime vittime di abusi, tutte romane, residenti soprattutto nel quartiere di Tor Bella Monaca. Tra loro, anche adolescenti tossicodipendenti di 15-16 anni, che le famiglie affidavano al 'guaritore' per allontanarle dalla droga. Dopo aver intrapreso il 'cammino' di violenza e sopruso indicato da Speranza, venivano alloggiate in diverse strutture dislocate nel quartiere San Lorenzo, tutti appartamenti riconducibili alle associazioni del circuito "Maya".

La violenza sessuale che Danilo Speranza ripeteva periodicamente sulle bambine, figlie di adepte della sua setta, veniva giustificata dalla "necessità di modificare il loro karma e trasmetterle a tale scopo il suo Dna sano e curativo che avrebbe impedito il compimento del suo negativo destino e risparmiato alla madre le sofferenze altrimenti inevitabili". Lo si legge dall'ordinanza di custodia cautelare, in cui si sottolinea come il 'guru' avesse la capacità di condizionare psicologicamente le persone, attraverso minacce e arrivando a "terrorizzare le ragazzine facendo temere che lui avesse poteri sovrannaturali". Tra le intimidazioni imposte alle bambine, quella di "escluderle dall'associazione Maya" dentro la quale sono cresciute fin dai primi mesi o anni di vita. Per alcune tutto il loro mondo.

La tela dell'associazione di Speranza arrivava però dentro scuole, carceri. Aveva organizzato corsi di difesa personale nella Scuola Saffi, a San Lorenzo, con l'obiettivo di creare una vera e propria scuola di arti marziali. Speranza illustrava sul suo sito, non più raggiungibile, i progetti con le carceri italiane per tenere corsi di yoga ai detenuti: la collaborazione con il carcere di Rebibbia dal 1994, in particolare, e l'attenzione ai detenuti con disagio psichico. Minori, alcolisti, tossicodipendenti e disabili: erano poi queste le categorie alle quali parlava l'Associazione Maya. A differenza di quanto praticato, il guru predicava anche "un'attenzione particolare alla lotta agli abusi sui minori". Le Associazioni Maya, veniva evidenziato, "si propongono di attuare ogni intervento sociale volto a tutelare il bambino da abusi, maltrattamenti e violenze, siano esse fisiche o psicologiche, ripristinando quelle condizioni familiar-contestuali necessarie affinché si realizzino i suoi naturali diritti al gioco e ad un'infanzia felice".

Speranza è anche l'inventore - a suo dire - del disintegratore di particelle, un marchingegno in grado di risolvere la piaga della fame del mondo, perché capace di trasformare l'immondizia in cibo. Nel corso delle perquisizioni nella sua abitazione di via Monte Mario, gli agenti hanno trovato denti, capelli, feticci e bambole voodoo. "Mi sento male" avrebbe detto al momento dell'arresto il santone, che per gli investigatori aveva rapporti  "molto violenti" i danni di bambini e mamme. Le perquisizioni, almeno 15, vanno avanti a Roma e provincia, in particolare a Tivoli nelle abitazioni dei soggetti legati al "guru".

Il denaro che sottraeva ai malcapitati adepti serviva per svolgere fantomatiche ricerche scientifiche nel campo delle discipline 'new age' e delle filosofie orientali. "La setta aveva sede - ha spiegato Di Maggio - nel centro di Roma, ma i reati venivano consumati anche nella zona nord della capitale e in provincia, fino a Fiano Romano e nella provincia di Tivoli. Il gruppo contava un migliaio di adepti che venivano coinvolti ufficialmente nelle attività del gruppo". In realtà, praticava sistematicamente la violenza carnale e l'estorsione. "Dal sito di Speranza - ha detto il comandante Di Maggio - risulta che fosse anche presidente dell'Associazione musulmani d'Italia".

Online si poteva leggere: "Per incarico dell'Ami, ci è stata affidata l'assistenza legale e la tutela dei diritti degli islamici nelle carceri italiane". Il fine era "contribuire, come una goccia in più nel mare", ad attenuare la loro situazione di disagio favorendo il reinserimento nel tessuto sociale. Lo yoga è lo strumento principe, il "primo passo verso il rispetto e l'amore per il mondo". Amore ricorrente in tutti i progetti delle Associazioni Maya, che spaziavano dalle case di reclusione alle case famiglia. "Il sentire il valore della parola 'amore' a un livello interiore più profondo - aveva scritto Speranza sul web - si esprime nell'aiuto e nella solidarietà rivolta a persone disagiate, in condizioni di vita precarie e bisognose di sostegno ". L'identikit perfetto delle sue vittime.

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